
Si preferirebbe ovviamente che l’ondata di estrema destra mondiale fosse messa fuori causa dagli elettori con il voto. Avremmo certo voluto che i democratici statunitensi si fossero dimostrati capaci di evitare il ritorno di Trump alla presidenza, in virtù di politiche meno centriste e soprattutto meno belliciste. Ma è anche vero che Trump e i suoi accoliti avevano tentato una specie di colpo di Stato, con morti e feriti, spargendo in giro il sospetto del tutto assurdo che ci fossero stati dei brogli nelle elezioni del 2020. Perciò il personaggio avrebbe dovuto essere perseguito in maniera efficace, dichiarando come minimo la sua ineleggibilità. Com’è accaduto del resto in Brasile con Bolsonaro, in tutto e per tutto un imitatore di Trump, che prima aveva detto che il sistema elettorale elettronico del suo Paese – tra parentesi molto avanzato – era truffaldino, e poi, nel 2022, sconfitto da Lula, aveva tentato con i suoi desperados un colpo di mano per non lasciare la presidenza. Due estremismi di destra, due destini diversi. Almeno per il momento, perché Bolsonaro sta tentando una manovra nella “palude” parlamentare brasiliana, con lo scopo di arrivare a una maggioranza favorevole a un’amnistia e così ricandidarsi alle presidenziali.
Arriviamo in Europa. Da noi ha fatto scandalo che il processo elettorale in Romania sia stato sospeso, quando un semisconosciuto esponente dell’ultradestra è risultato in testa al primo turno delle presidenziali. Alla fine, come si sa, il candidato Geoergescu è stato escluso del tutto dalle nuove elezioni previste il 4 maggio: non potrà ripresentarsi, accusato di varie irregolarità. Lo sfondo di quanto sta accadendo, come documentato dal nostro Vittorio Bonanni (vedi qui), sta nel conflitto tra europeisti e filoputiniani: un contenzioso che interessa al momento un po’ tutti i Paesi dell’Est, compresi alcuni interni alla stessa Unione europea.
Bene, il quesito che potrebbe porsi è il seguente: sorvoliamo sul fatto che in Romania quelli che si autodefiniscono europeisti sono per lo più un personale politico corrotto, e che di sicuro questo dato contribuisce a una parte del successo dell’estrema destra in quel Paese (d’altronde anche Lula, finito addirittura in carcere per un periodo, in Brasile era considerato un “corrotto”, prima di venire, almeno lui, scagionato) – ma vi pare che la corruzione di un sistema politico debba poi aprire la strada a qualcosa anche peggiore della corruzione stessa? È una domanda che potremmo porci in Italia, retrospettivamente: la campagna non solo giudiziaria ma di stampa, all’epoca di Tangentopoli, non provocò un’ondata di qualunquismo, di cui si giovarono elettoralmente, nel 1994, Berlusconi (se non un corrotto un corruttore), la Lega e quelli del Movimento sociale trasformato in Alleanza nazionale? Insomma, nella scelta – sebbene obbligata – tra i corrotti e quelli di una destra neopopulista – che spadroneggiava con le televisioni, con il denaro profuso a piene mani tramite il neonato partito-azienda – non avreste preferito ancora il vecchio ceto politico democristiano e perfino quello craxiano?
Altro flashback storico. Com’è noto, i fascismi in Europa andarono al potere spalleggiati dai vecchi politici nazionalisti e anche liberali, che pensavano di potersene sbarazzare al più presto dopo avere messo a posto le loro cose (facendo inoltre leva sulla diffusa paura dei “rossi”). Perfino un uomo come Croce all’inizio non fu affatto ostile a Mussolini. Allora, se a quell’ondata di violenza nera, lo Stato di diritto avesse saputo rispondere con l’applicazione intransigente delle leggi, non avremmo avuto la successiva catastrofe europea.
Non vogliamo sostenere che vi sia una stretta analogia tra quanto accaduto ieri e quanto sta accadendo oggi. Ci rendiamo conto delle differenze. Ma una domanda ogni tanto ci ritorna alla mente: se negli anni Settanta del Novecento fossimo riusciti a mettere fuori legge il Movimento sociale, che era di sicuro un partito neofascista, come si sarebbero svolti successivamente gli eventi? L’obiezione era allora che – a demonizzarli – avrebbero acquistato terreno, e soprattutto si sarebbero riorganizzati in un altro modo. È vero forse nell’immediato: ma probabilmente è anche vero che, messi alle strette, si sarebbero spostati su posizioni vieppiù estremiste (sul tipo di Forza nuova o CasaPound), così da non essere affatto pronti, una ventina di anni dopo, a passare sotto l’egemonia berlusconiana. Ergo, non avremmo avuto oggi questo melmoso impasto di postfascismo e postberlusconismo che è al governo.
Post-scriptum (27/3/25) – È arrivata la notizia che la Corte suprema brasiliana ha rinviato a giudizio Bolsonaro e sette suoi collaboratori per tentato golpe. Già dichiarata la sua ineleggibilità (a causa della propaganda intorno alle presunte falle del sistema elettorale), si fa ora più complicata la posizione dell’ex presidente. È la prova che un sistema giudiziario efficiente può bloccare le tendenze eversive dell’estrema destra.