
Per quanto non si possa parlare ancora di una caduta elettorale, da qualche tempo il presidente argentino, Javier Milei, vive una crisi d’immagine. A certificarlo sono i numerosi sondaggi che registrano un sostanzioso appannamento della sua figura, senza che però ciò comporti una sua discesa nelle intenzioni di voto. Questa situazione, apparentemente contraddittoria, è oggi motivo di discussione tra gli analisti, impegnati a individuare il punto di partenza della crisi. Alla fine del 2024, erano in molti a celebrare il “miracolo argentino”, facendo riferimento al rallentamento dell’inflazione nel Paese, mentre Milei godeva di grande visibilità grazie ai fasti dell’incoronazione di Trump a Washington. L’inarrestabile ascesa delle destre internazionali aveva fatto passare in secondo piano la brutale verità della ricetta di Milei, che, grazie alle sue politiche a favore dei ricchi, ha imposto al suo Paese la riduzione del consumo di cibo del 15%, mentre ha consentito il raddoppio delle immatricolazioni di auto nuove.
Dopo avere assunto l’incarico, nel dicembre 2023, con il suo piano di austerità, aveva licenziato quindicimila dipendenti statali, e, dal luglio 2024, imposto un taglio delle pensioni minime e restrizioni ai diritti dei lavoratori. Di certo, la sua politica di austerità è riuscita a dimezzare l’inflazione, ma l’Argentina è ancora in profonda recessione, mentre i tagli hanno colpito soprattutto la popolazione più vulnerabile, e il tasso di povertà è salito al 52,9%, alla fine della seconda metà del 2024.
Nel frattempo, l’immagine dell’efficacia economica del governo di Milei ha iniziato a incrinarsi, nonostante il superávit finanziario ottenuto con l’uso della motosega sulla spesa pubblica e l’abbassamento della paurosa inflazione, stimata al 2,4% su base mensile a marzo. Se il contenimento del costo della vita rappresenta un indubbio successo, dopo quasi un anno e mezzo di cure “libertarie”, i disagi tra i cittadini tornano a farsi sentire. Con la conseguenza che la disapprovazione del 58%, nei confronti delle misure prese dal suo governo, registrata dagli ultimi rilevamenti, rappresenta un vero e proprio campanello di allarme. Soprattutto, in vista delle elezioni legislative di domenica 26 ottobre, quando gli argentini saranno chiamati a rinnovare 127 dei 257 seggi della Camera dei deputati per il periodo legislativo 2025-2029, insieme a 24 dei 72 seggi del Senato per il periodo 2025-2031.
Concorrono a spingere gli elettori verso il disincanto, il fermo dell’alleato Edgardo Kueider, pescato alla frontiera con il Paraguay con uno zaino pieno di dollari non dichiarati, il discorso pronunciato da Milei al Forum economico di Davos in cui ha accusato i gay di pedofilia, la sua scivolata del 14 febbraio scorso, quando ha scritto un messaggio su X per promuovere un investimento in criptovaluta che si è rivelato una truffa, l’alluvione a Bahía Blanca, nella provincia di Buenos Aires, e la repressione delle manifestazioni dei pensionati. Questo l’impasto che ha reso possibile la materializzazione di una crisi che, agli argentini, fa sempre più apparire la Casa Rosada incapace di gestire la partita economica e in forte difficoltà nel controllare la piazza. Soprattutto lo scandalo di $Libra, la criptovaluta all’inizio promossa da Milei, ha minato profondamente la credibilità del presidente e del suo governo, in un contesto in cui l’economia non migliora, e i dipendenti e i pensionati hanno sempre più motivo di lagnarsi perché non riescono ad arrivare alla fine del mese. La truffa delle criptovalute è costata a Milei un calo di tredici punti nella sua immagine positiva tra gli elettori “libertari” e tra quelli di Propuesta republicana (Pro), la formazione di Mauricio Macri che lo appoggia. Ma, se per l’immagine il calo è stato consistente, per quanto riguarda l’intenzione di voto, riguardo alla stessa vicenda, i sondaggi hanno registrato una perdita di appena due punti.
La mancanza di una figura dell’opposizione che riesca a dar voce e prospettiva al disincanto rappresenta, a tutt’oggi, uno dei principali punti di forza di Milei. Con buona probabilità, se esistesse un’opposizione che non fosse colpevole dei decenni di degrado del passato, tutto sarebbe molto diverso.
Per affrontare il disagio riguardo alla situazione economica, che gli intervistati imputano al suo governo, Milei ha dato una brusca svolta nella politica di strangolamento di governatori e sindaci, e ha iniziato a scucire soldi, almeno a favore di alcuni. Anche i lavori pubblici, dapprima banditi dal lessico dell’esecutivo, sono riapparsi nell’orizzonte politico, dopo che il capo di gabinetto, Guillermo Francos, si è intrattenuto con i governatori peronisti Raúl Jalil (Catamarca), Osvaldo Jaldo (Tucumán) e Gustavo Sáenz (Salta). Gli ultimi due, tra l’altro, sono i rappresentanti di regioni che, in queste ore, stanno affrontando terribili inondazioni, quindi bisognose di aiuti. E il governo, da parte sua, necessita del sostegno dei deputati di quelle province per far approvare a livello parlamentare il nuovo prestito del Fondo monetario internazionale.
I pensionati sono la categoria sociale più penalizzata, poiché il loro reddito è stato di poco aumentato, mentre il costo della vita continua a crescere a causa dell’inflazione: soprattutto, negli ultimi mesi, sono aumentati i prezzi dei farmaci. La maggior parte dei pensionati è affiliata al Programma di assistenza medica completa dello Stato (Pami), che ha registrato aumenti medi del 240% dei farmaci nel 2024, secondo un rapporto del Centro dei professionisti farmaceutici (Ceprofar). Il Pami ha anche ridotto l’accesso di molti pensionati ai farmaci gratuiti, che ora devono essere richiesti attraverso una procedura speciale. La maggior parte dei pensionati sta nella soglia di povertà, dal momento che i due terzi degli anziani percepiscono il reddito minimo, che a febbraio ha raggiunto i 343.000 pesos (meno di trecento dollari al cambio), appena al di sopra del paniere di base di 334.500 pesos che determina chi è povero. Secondo l’Istituto nazionale di statistica e censimento (Indec), tra gli over 65 la povertà è praticamente raddoppiata, nel primo semestre governato da Milei, rispetto ai sei mesi precedenti: è passata dal 17,6% al 29,7%. I pensionati sono stati anche colpiti dal forte aumento delle tariffe dei servizi pubblici (come acqua, gas ed elettricità) ben al di sopra dell’inflazione, a causa della cessazione dei sussidi. Per il presidente argentino, però, i pensionati “sono il segmento di età che ha meno poveri”. E in effetti ha ragione, dato che il tasso di povertà tra i pensionati è la metà di quello presente nella popolazione tra i 15 e i 29 anni (60,7%), ed è anche molto inferiore a quello del segmento tra i 30 e i 64 anni (48,6%). Mentre, il gruppo di età più povero è di gran lunga quello dei minori di 14 anni. Sette bambini argentini su dieci non hanno i loro bisogni primari soddisfatti (66,1%, secondo Indec).
Ogni mercoledì i pensionati protestano davanti alle porte del Congresso per chiedere l’aggiornamento delle loro pensioni e la restituzione della copertura medica. E la protesta dei pensionati è ripresa con forza dopo l’arrivo di Milei. Con il passare del tempo, la manifestazione è diventata un emblema, come la marcia che ogni giovedì fanno le Madri di Plaza de Mayo di fronte alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale, per ricordare le persone scomparse durante l’ultimo regime militare. Queste marce del mercoledì non sono un fenomeno nuovo: le proteste dei pensionati davanti al Congresso sono iniziate negli anni Novanta, guidate da una famosa attivista di nome Norma Plá, che rivendicava aumenti delle pensioni durante il governo di Carlos Menem.
Lo scorso 12 marzo, a Buenos Aires, decine di migliaia di pensionati e tifosi di calcio hanno manifestato contro la politica di austerità del presidente. La violenza è scoppiata quando le unità di polizia, di fronte all’edificio del Congresso, hanno usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti. Almeno cento persone sono rimaste ferite e altre centocinquanta sono state arrestate, secondo i media locali, ma sono state rilasciate poche ore dopo per decisione di un giudice. C’è un ferito grave, un giornalista, colpito da un proiettile mentre scattava foto, secondo un video pubblicato sui social network. Gran parte della stampa argentina sostiene che sono stati gli agenti dei servizi di intelligence a drammatizzare lo scontro per giustificare la repressione. La ministra dell’Interno, Patricia Bullrich, in un programma televisivo ha detto che la manifestazione era “un tentativo di colpo di Stato” e che il fotografo era un dipendente di un Comune kirchnerista. Cosa non vera, ma sufficiente per Bullrich a giustificare il suo ferimento.
Migliaia di persone hanno marciato, mercoledì scorso, davanti al Congresso a Buenos Aires a sostegno dei pensionati. A differenza della manifestazione precedente, segnata dalla presenza di tifosi di calcio e senza una chiara organizzazione, questa volta sindacati, movimenti sociali e partiti di estrema sinistra hanno occupato la piazza. Molto più strutturati, i gruppi sono stati schierati in punti specifici con l’intenzione di evitare gli incidenti scoppiati precedentemente.
La Confederazione generale del lavoro (Cgt) ha deciso di effettuare uno sciopero generale di ventiquattr’ore giovedì 10 aprile. Per accompagnare lo sciopero, mercoledì 9, promuoverà una manifestazione nel centro di Buenos Aires, che coinciderà con la consueta marcia dei pensionati nelle vicinanze del Congresso della nazione. La centrale operaia ha deciso di sostenere tutte le richieste che i pensionati stanno facendo settimana dopo settimana. E ieri, 24 marzo, il sindacato è sceso in piazza a Buenos Aires con un proprio corteo, che si è andato ad aggiungere alle decine di migliaia di argentini che hanno sfilato per il Giorno della memoria. Nel giorno in cui tutto il Paese ricorda le vittime dell’ultima dittatura militare, la gente è scesa in strada protestando contro il negazionismo del governo, che sostiene che le politiche sui diritti umani degli ultimi quarant’anni sono “un furto”, e che la cifra di trentamila persone scomparse sia falsa, avendo fatto propria una versione della storia che attribuisce alle vittime della dittatura le stesse responsabilità dei carnefici. Nella capitale, assieme alle abuelas de Plaza de Mayo, una gran moltitudine di persone ha riempito la piazza della Casa Rosada e le vie che vi accedono, lanciando slogan come Milei, basura, vos sos la dictadura. La recente svolta operata dalla Cgt, richiesta da diversi settori della società, avviene quasi un anno dopo l’ultima mobilitazione. Dopo quella del 1º maggio 2024, la centrale operaia aveva cambiato strategia e ripreso la via del dialogo con il governo nazionale.
Tra le contropartite del futuro prestito, il Fondo monetario internazionale chiede al governo argentino di rendere più flessibili i controlli sui movimenti di capitali, lasciando che il tasso di cambio tra il peso e il dollaro sia determinato liberamente sul mercato valutario. Il che, per Milei, è un rischio, perché se prende piede una corsa al dollaro, con le persone che vogliono cambiare i loro pesos in dollari, la conseguente svalutazione della valuta nazionale aumenterebbe l’inflazione e distruggerebbe la sua popolarità. Per il governo, un peso forte è indubbiamente uno strumento chiave per ridurre l’inflazione, dato che le importazioni diventano più economiche, e ciò ha un effetto sul calo dei prezzi nel mercato interno. Il tasso di inflazione è sceso da quasi il 300%, al momento in cui Milei è entrato in carica, a meno del 90% annuo attuale. Con ciò si spiega il motivo del suo relativo successo, anche se la strategia di Milei di mantenere un peso forte non è priva di rischi, perché una valuta nazionale forte influisce negativamente sulla bilancia dei pagamenti. Con le importazioni che sono aumentate, surclassando il volume delle esportazioni.